Il distretto del cuoio e della calzatura vive un momento doppiamente critico per il comparto: la crisi legata alla pandemia e gli effetti dell’inchiesta sullo smaltimento degli inquinanti. C’è smarrimento, perché la concia ha dato al territorio lavoro e identità sulla base di un patto fondativo per unire sviluppo, salute, ambiente.
Dobbiamo salvaguardare il distretto e guidarlo verso una nuova transizione ecologica che è alla base del PNRR, mettendoci in discussione, con un rinnovato impegno comune sulla lotta all’illegalità e sul principio che gli interessi economici non possano prevaricare salute pubblica e tutela dell’ambiente.

La sfida è guidare il comparto verso una nuova transizione ecologica, che è il cuore del PNRR, e per farlo occorre la capacità di tutti di mettersi in discussione e la disponibilità a migliorarsi per cambiare. Per salvaguardare e dare nuova linfa a questo patrimonio industriale, di competenze, saper fare e relazioni, serve ribadire prima di tutto un forte e collettivo impegno sul fronte della lotta alla illegalità e sul principio che gli interessi economici non possano prevaricare salute pubblica e tutela dell’ambiente.

Sull’accertamento delle singole responsabilità non possiamo che attendere gli sviluppi del lavoro della magistratura, ma il quadro indiziario impone una reazione civile e la definizione di una strategia che non possono attendere gli eventuali esiti processuali. La Toscana non è un territorio pervaso dal malaffare, è una regione in cui come dice il Professor Vannucci “esiste un presidio civico consolidato”, ma non è immune, come non lo è nessun territorio, dai tentativi di infiltrazione mafiosa, visto che la criminalità organizzata considera ovunque lo smaltimento illecito dei rifiuti come una delle attività più remunerative e punta ad aprirsi varchi nei territori.

La prima cosa che dobbiamo fare, dunque, è rinnovare quel patto e i valori che nei decenni passati ne sono stati la base, rafforzando così gli anticorpi diffusi della legalità. Bisogna arrivarci con una riflessione coraggiosa, aperta e collettiva, che coinvolga tutta la comunità e che porti all’individuazione di eventuali criticità e correttivi per consolidare le nostre difese contro possibili infiltrazioni.
Alcuni punti fondamentali di questo dibattito, a parer mio, devono essere: ripensare il confronto tra soggetti pubblici e privati indirizzandolo sempre più verso trasparenza e pubblicità; rendere accessibili i dati dei monitoraggi di acque e terreni alle cittadine e ai cittadini, anche costituendo un osservatorio di comunità; potenziare gli organismi pubblici di controllo, come ARPAT, e il ruolo del pubblico nella governance del sistema di depurazione; dopo più situazioni che mostrano potenziali criticità su gestione e smaltimento dei rifiuti speciali, rivedere questo specifico aspetto nelle politiche in materia. Sono obiettivi concreti su cui lavorare rinnovando l’adesione a un modello produttivo che veda sviluppo economico, qualità del lavoro, innovazione, tutela dell’ambiente e della salute come elementi inseparabili,
in piena coerenza con la più recente storia del Distretto e con quella transizione ecologica che è alla base del PNRR e delle direttive dell’Unione Europea.
Alle imprese e alle Associazioni del comparto, poi, va chiesto un rinnovato impegno di legalità, isolando e denunciando chi devia, per tutelare reputazione etica del settore, che sappiamo essere anche sempre più
fondamentale per poter lavorare con i principali brand internazionali.


Per portare il distretto fuori dalla pandemia e verso la transizione ecologica, va salvato il patrimonio di competenze e conoscenze rappresentato da lavoratrici e lavoratori, imprenditrici e imprenditori del settore.
Nel primo trimestre 2021 il comparto pelli, cuoio e calzature ha assorbito da solo il 49,6% del totale delle ore di CIG autorizzate per il manifatturiero in provincia di Pisa; nel 2020, rispetto all’anno precedente, nel quadro delle esportazioni della provincia di Pisa la quota del conciario e del calzaturiero si è ridotta rispettivamente del 30,9% e del 38,3%; le assunzioni nel settore della pelle (produzione e commercializzazione) in Provincia di Pisa nel 2020 si sono più che dimezzate rispetto al 2019. Sono segnali di una sofferenza reale. Le preoccupazioni sulla tenuta occupazionale e sociale sono fondate e penso che almeno sui settori più colpiti dalla crisi, come quello della moda, occorra prorogare il blocco dei licenziamenti. Serve tempo per evitare che si perdano posti di lavoro nel Distretto perché gli ordinativi per la nuova stagione tardano ad arrivare, serve tempo per preparare imprese, lavoratrici e lavoratori alle sfide del Recovery Plan e della transizione ecologica e tecnologica. Serve tempo per potenziare i servizi per l’impiego e implementare un sistema di politiche attive del lavoro e della formazione pronto a rispondere alle sfide che ci attendono.

Come Regione saremo presenti anche in un eventuale confronto con il Governo per individuare strumenti che coniughino formazione di nuove competenze, incontro tra domanda e offerta di lavoro, sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori e alle imprese, in attesa della riforma degli ammortizzatori sociali.
L’incontro avuto alcuni giorni fa con una delegazione del Tavolo di distretto è stato un primo momento per iniziare a verificare se gli strumenti esistenti, come il Fondo Nuove Competenze, possono adattarsi alle esigenze del Distretto. Accanto a questo, dal Tavolo alle istituzioni elettive, serve un dibattito pubblico che segni una nuova tappa nel processo di sviluppo del Distretto, guardando al futuro con fiducia e senza temere i cambiamenti necessari: solo migliorando e rinnovandosi si può ripartire, insieme.