Ieri sera ho reputato giusto e doveroso essere a Camaiore per partecipare al momento di ricordo di una tragedia che ha colpito profondamente tutta la comunità.

Ringrazio di cuore le associazioni LGBTQIA+ toscane che hanno organizzato questo momento.

Di fronte a fatti così terribili come l’uccisione di Michelangelo – lo chiamo con il nome ed il cognome che lui aveva scelto – e Kety Andreoni, è importante raccogliersi, esprimere vicinanza, ma anche trovare la forza di riflettere. Il quadro completo di quanto accaduto emergerà dal lavoro degli inquirenti, verso cui riponiamo piena fiducia. Ma come comunità e istituzioni dobbiamo interrogarci sulla nostra capacità di intercettare situazioni di disagio come questa e di intervenire prima che diventino irreparabili. In questo senso ho sinceramente apprezzato le parole del Sindaco Pierucci.

Come ho già detto, sono le indagini che dovranno fare piena luce, ma non possiamo e non dobbiamo né tacere né ignorare, anche se il quadro fosse più complesso, il clima di discriminazione e omofobia che il ragazzo aveva più volte denunciato, anche pubblicamente. Tacerlo significherebbe contribuire a nasconderlo. Mentre la comunità LGBTQIA+ ha il diritto di essere visibile, come Michelangelo Andreoni aveva tutto il diritto di essere chi era e di amare chi amava.

Noi abbiamo il dovere di nominare le cose, soprattutto quando arrivano a fare così male.

Come non si può tacere che una donna, una moglie, una compagna, non può essere uccisa perché potrebbe decidere, legittimamente, di andarsene. I problemi coniugali non possono essere né una giustificazione né una attenuante per il femminicidio di Kety Andreoni.

Quello di Camaiore sono stati, appunto, un femminicidio, e l’omicidio di un figlio omosessuale. Qualunque difficoltà ci fosse all’interno di quella famiglia, dobbiamo dirlo forte: è inaccettabile che un padre e un marito possa considerare l’assassinio della moglie e del figlio come una via per “liberarsi” di loro o per risolvere i problemi che dice di aver avuto con loro.

Nel nostro Paese il patriarcato, come i femminicidi, esistono.

Ed esiste anche l’omolesbobitransinterafobia. Sono frutto della stessa cultura che dobbiamo riconoscere, nominare senza paura e sradicare. Insieme

Alessandra Nardini - Assessora Regione Toscana
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