Ieri mattina ho scelto di partecipare alla manifestazione promossa da CGIL, CISL e UIL Toscana in occasione dello sciopero regionale dei settori industriali e manifatturieri.

Una mobilitazione importante che ha lanciato un grido di allarme importante verso la politica e le istituzioni sia a livello regionale che nazionale e lo ha fatto con una voce chiara e unica: serve agire, non c’è tempo da perdere.

Una mobilitazione che vuole, giustamente, riportare l’attenzione del Governo, della Regione, di tutte le Istituzioni e dell’opinione pubblica sulle questioni fondamentali, ovvero sulla tenuta sociale e occupazionale, sullo sviluppo socio economico dei nostri territori, in un dibattito politico che appare invece dominato da slogan populisti.

I Sindacati nella piattaforma di proclamazione dello sciopero hanno denunciato un calo costante degli addetti nell’industria nella nostra regione, comparto che impiega ancora circa 310mila lavoratrici e lavoratori. IRPET nella sua ultima analisi sullo stato dell’industria in Toscana ha fatto una fotografia del settore, registrando negli ultimi anni la diminuzione delle imprese manifatturiere, in un contesto regionale che nel suo complesso conta comunque oggi più imprese rispetto al 2012. Secondo IRPET la contrazione del manifatturiero toscano, dalla prima metà del 2022 e per tutto il 2025, “non appare dunque episodica, ma persistente, e risulta al tempo stesso ampiamente diffusa tra le diverse produzioni che compongono il paniere industriale”.

Questa strutturata analisi trova conforto anche nei dati relativi al ricorso alla cassa integrazione in Toscana che registrano ancora un forte ricorso alla cassa integrazione nell’industria, in particolare nei settori siderurgia, moda, nautica e automotive.

Dietro questi numeri ci sono lavoratrici, lavoratori, famiglie, distretti, competenze costruite in decenni.

Penso alla situazione del comparto moda, dalla pelletteria al tessile, di straordinaria importanza per la nostra regione, un settore di cui nella scorsa legislatura mi sono occupata nel mio ruolo di Assessora regionale e che adesso continuo a seguire con grande preoccupazione e attenzione come rappresentante del territorio.

Per mesi abbiamo chiesto al Governo una maggiore attenzione, invece è stato perso un sacco di tempo e gli strumenti messi in campo continuano ad essere insufficienti. I problemi che avevamo segnalato allora sono ancora tutti irrisolti.

E poi ancora, l’automotive, rispetto a cui, anche in questo caso, avevamo sollecitato invano maggiore attenzione da parte del livello nazionale.

Oltre, ovviamente, alla siderurgia, su cui il Presidente Giani si è sempre impegnato in prima persona, anche nelle scorse ore.

Cito queste solo per provare a rappresentare le difficoltà più emblematiche, ma ce ne sono anche altre.

Quel che è evidente è che non possiamo limitarci a rincorrere le singole emergenze che si presentano con sempre maggiore frequenza, ma serve una vera politica industriale che manca da troppo tempo in Italia, servono investimenti anche per supportare i processi di reindustrializzazione e quelli di transizione ecologica e digitale, serve continuamente ad investire su formazione professionale per chi entra nel mondo del lavoro ma anche continua per aggiornare le competenze di chi è già occupato, serve accompagnare e supportare le nostre imprese nei necessari percorsi di innovazione. Cosa chiediamo alle imprese? Salari dignitosi e non lavoro povero, lavoro stabile e non precario, lavoro sicuro, dignitoso, tutelato, di qualità.

Come Regione siamo pronti a fare la nostra parte, ovviamente in un costante rapporto di vero ascolto, confronto e concertazione con le parti sociali.

Chiediamo che anche il Governo ascolti questo grido e supporti l’azione della nostra Regione a difesa dell’industria toscana

Alessandra Nardini - Assessora Regione Toscana
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