Come Assessora regionale con delega alle questioni carcerarie, ho scritto una lettera al Sindaco di Massa Francesco Persiani per sollecitare l’istituzione del Garante comunale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale.

In questi mesi mi sono interfacciata più volte con il Garante regionale, e ho incontrato quelli e quelle comunali. Ogni volta che programmo la visita di un Istituto chiedo sempre loro di accompagnarmi perché riconosco e apprezzo la loro funzione a garanzia dei diritti delle detenute e dei detenuti delle carceri di loro competenza.
Non ho potuto farlo per l’Istituto massese perché qui, da anni, non si provvede alla nomina di questa figura.

Così, quando alcune settimane fa ho visitato
la Casa di Reclusione di Massa, l’ho fatto solo insieme alla presidente, Chiara Bertelloni, e ad una volontaria, Carolina Ginesi, dell’associazione L’Altro Diritto Pisa ed anche loro mi hanno confermato la necessità di sollecitare la nomina del/della Garante.

A Massa ho trovato sicuramente condizioni migliori, dal punto di vista strutturale del carcere e da quello delle opportunità formative e lavorative garantite ai detenuti, rispetto ad altri Istituti toscani che sto visitando.
Però c’è un punto che merita la massima attenzione: il fenomeno del sovraffollamento ha raggiunto numeri inaccettabili. E a dirlo non sono io, ma i dati del Ministero della Giustizia secondo cui, al 31 maggio 2026 a fronte di una capienza regolamentare di 177 posti risultavano attualmente presenti 303 detenuti, rendendo così Massa il quinto istituto penitenziario toscano per numero di presenze effettive, dopo Sollicciano, Prato, Porto Azzurro e San Gimignano.

Un sovraffollamento che ha portato ad avere in alcune celle piu’ detenuti di quelli che dovrebbero esserci e questo non garantisce il minimo di 3 metri quadri a persona: la soglia al di sotto della quale, secondo la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti Umani, si configura una forte presunzione di violazione dell’articolo 3 della CEDU, che vieta la tortura e i trattamenti disumani e degradanti.

Da anni Regioni ed Enti locali nominano Garanti dei detenuti, in ragione delle rilevanti competenze anagrafiche e sociali che questi enti hanno sul territorio, e del ruolo che possono svolgere come enti esponenziali della società civile e delle istituzioni locali rispetto alle condizioni di vita delle persone recluse.
Stiamo parlando di una figura di garanzia prevista dall’ordinamento sin dal 2003 e ormai consolidata in gran parte del Paese.

La legge nazionale riconosce ai/alle Garanti territoriali la facoltà di accedere agli istituti penitenziari, di avere colloqui con le persone detenute e di ricevere reclami da parte loro. Sono attualmente cento i/le Garanti nominati/e dagli Enti territoriali in Italia, di cui otto da Province e Aree metropolitane. Tra questi, numerosi sono attivi in Toscanan ma questo non accade a Massa.

Nella lettera che ho inviato al Sindaco Persiani ho richiamato anche il Protocollo d’intesa siglato tra l’Autorità Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale e ANCI, che ha portato alla redazione di apposite Linee Guida per l’omogeneità dei criteri di nomina e dei metodi di lavoro dei/delle Garanti comunali.
Un documento che, oltre a sollecitare le Amministrazioni a istituire la figura del Garante, offre indicazioni operative per individuare i criteri di nomina più adeguati, garantendo un presidio di tutela dei diritti uniforme sull’intero territorio nazionale.

Spero davvero che il Sindaco Persiani risponda positivamente alla mia sollecitazione, perché questo è un tema che merita la massima attenzione da parte delle Istituzioni. Tutte

Alessandra Nardini - Assessora Regione Toscana
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